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I Volti del Monte Arci tra olfatto e udito-Seconda puntata: Morgongiori e Masullas

Continua il racconto di viaggio di Cristina alla scoperta del Monte Arci: questo gigantesco essere vivente che risuona, respira, insegna e meraviglia…

Morgongiori: note musicali e leggende nella bocca del vulcano

È ancora buio quando ci svegliamo. Oggi inizieremo la giornata con un’esperienza sonora e visiva che resterà indelebile per sempre nei nostri ricordi. Raggiungiamo il punto più alto del Monte Arci, nella zona che si ritiene corrisponda alla bocca del vulcano addormentato. Qui assisteremo a uno spettacolo sbalorditivo.

Quando arriviamo, fa freddo. Ci avvolgiamo nelle coperte e ci sediamo sulle rocce ad aspettare. Mentre il cielo comincia a schiarirsi, davanti ai nostri occhi si apre un panorama sterminato che attraversa i boschi e arriva sino al mare. Una nebbia leggera offusca l’orizzonte dove cielo e terra sembrano uniti senza soluzione di continuità. Pima ancora che il Sole faccia capolino, lievi e delicate, si spargono nella valle le note della fisarmonica di Simone Grussu.

Simone Grussu-performance musicale all’alba

Il musicista che ci ha accolto ha composto un brano per noi, pensando a questo risveglio e al fatto che la sua musica avrebbe fatto suonare il monte, in mezzo al canto degli uccelli. Questo dono immateriale che ascolto seduta sulla cima rocciosa, mi fa sentire un senso di completa gratitudine per tutta l’enorme bellezza che sto vivendo. Guardo le mie compagne di viaggio e credo di scorgere nei loro occhi che la sensazione che provo sia anche la loro. Siamo letteralmente in estasi.

Potremmo rimanere ore intere ad ascoltarlo. Ma ci aspettano nuove sorprese. I nostri cantastorie di oggi sono Paola Onnis, Francesca Turno e Samuele Casula del Ceas (Centro educazione ambientale alla sostenibilità) del Monte Arci e ci accompagnano sulla Trebina Longa che, con i suoi 812 metri, è proprio il punto più alto del monte ed è il neck del vulcano spento.

Trebina Longa

Paola ci racconta di come questo spuntone roccioso sia teatro di una leggenda molto diffusa nella zona. Talmente diffusa che per chi abita in questi territori non è chiaro se la protagonista sia totalmente frutto di immaginazione o sia esistita veramente. Luxia Arrabbiosa un giorno perse sue figlie. Le cercava ovunque, sinché, passando vicino a Sa Trebina Longa, senti il loro canto riecheggiare dall’interno della roccia assieme al rumore di telai. Quando si avvicinava chiamandole, tuttavia, i rumori si interrompevano, impedendole di capire da dove arrivassero esattamente. Un fauno che la osservava da lontano, restò affascinato dalla donna e tentò di violentarla. Lei si difese uccidendolo con un attizzatoio che poi lanciò nel vuoto. Quando toccò terra si pietrificò trasformandosi in un menhir che si trova alla base del neck. Questa donna temuta e venerata, mi ricorda la Dea Demetra che cerca la figlia Proserpina al centro della Terra. E, in effetti, il neck è la lava raffreddata e indurita che arriva dal centro della Terra. Senza questi racconti che, tra scienza e leggende, ci spiegano cosa abbiamo davanti, Sa Perda Longa sarebbe solo un cumulo roccioso ai nostri occhi. Il potere evocativo del racconto ci mostra invece quanto, con la conoscenza, si possa vedere oltre l’apparenza.

Masullas: alla scoperta delle origini geologiche della nostra terra

Il Sole è ormai alto quando ci dirigiamo verso le pendici del Monte Arci per raggiungere il Parco dell’ossidiana Conca ‘e Cannas di Masullas. Il suono dell’acqua del Rio Cannas che scorre sul basalto ci accompagna lungo il sentiero. La bassa temperatura della mattina è un ricordo lontano. La forma concava di questo giacimento di ossidiana e perlite, riconosciuto dall’Unesco come Patrimonio dell’Umanità, lo protegge dal vento e lo rende caldissimo.Percorriamo il sentiero con una temperatura estiva e, tra il ronzio delle api e il crepitio dei nostri passi sui frammenti di ossidiana, arriviamo alla nostra meta.

Giacimento di Ossidiana “Conca e Cannas”

Davanti ai nostri occhi si apre una parete di perlite e una miriade di pezzi di vetro vulcanico che si presenta in schegge allungate, come punteruoli neri e brillanti. Ci fermiamo ad osservarle da vicino, su una passerella di legno. Francesca Ghiani, della Cooperativa Il Chiostro, ci accompagna nel luogo in cui capiremo meglio il valore e la ricchezza di questo patrimonio geologico.

Geo Museo Monte Arci

Andiamo a Masullas ed entriamo nel seicentesco convento dei Frati Cappuccini dove è stato allestito il Geomuseo Monte Arci, dedicato a Stefano Incani. Al suo interno ci aspetta un tesoro. Tutti i campioni dei minerali formati sul Monte Arci da 20 milioni di anni fa. Il diaspro con tutte le sfumature di verde, il quarzo brillante, l’agata bandata con le sue ipnotiche striature bianche e viola, la calcite con forme di prismi esagonali, romanechiti con infiorescenze che sembrano fossili di piante. I video ci raccontano della formazione geologica della Sardegna e una lastra di fossili del Miocene Inferiore ci mostra ricci, pesci e molluschi di 15 milioni di anni fa. Il nostro viaggio nel tempo si conclude con i denti di uno squalo di dimensioni impressionanti trovati a Masullas.

In silenzio usciamo dal Monte Arci cariche di un bagaglio emozionale che ci ammutolisce. Sulla strada del rientro mi giro ad osservarlo. Solo ora, mentre la macchina continua ad allontanarsi e lui diventa sempre più piccolo, mi rendo conto che non potrò mai più vederlo come prima. È come una persona che mi ha incantato col suo profumo e col suono della sua voce raccontandomi storie che non potrò più dimenticare.

 

Scritto da Cristina Muntoni

Foto di Cristina Muntoni e Mariposas de Sardinia

 

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I Volti del Monte Arci tra olfatto e udito-Prima puntata: Villa Verde e Pau

Il Monte Arci: un gigantesco essere vivente che risuona…

Ogni volta che le Mariposas de Sardinia che hanno tracciato i percorsi di Sensitour mi parlavano del Monte Arci, lo facevano come se si trattasse di una persona. Come se fosse un saggio eremita da cui andassero a fare visita ogni volta che potevano, tornando sempre piene di meraviglia, di doni, di racconti e Bellezza.

Io che, a distanza, vedevo quel monte come qualunque altro, il loro entusiasmo non riuscivo a capirlo. Cosa mai poteva avere di così straordinario rispetto agli altri?

Poi ci sono salita. E lì, ho capito.

Il Monte Arci non è un posto come gli altri e quando impari a conoscerlo, scopri che è proprio così che ti ritrovi a parlarne. Come di un gigantesco essere vivente che risuona, respira, insegna e meraviglia. È singolare già dal nome perché, in effetti, non è un monte, ma un complesso di vulcani spenti. Tutta l’energia che ha sprigionato molti milioni di anni fa, continua a conservarla in ogni singola pietra che lo compone, in ogni pianta che lo abita e in tutta la passione delle persone che lo vivono, trasmettendo, a chi accompagnano ad attraversarlo, un amore a cui è impossibile restare indifferenti.

È stato durante il nostro ultimo itinerario sensoriale, quello dedicato alla vista e all’udito, che l’ho conosciuto. Mi ci sono avvicinata piano, a passi lenti sui sentieri di ossidiana, attraversando un bosco sospeso tra la profondità silenziosa del passato e il suono del presente. Sono stati passi di esplorazione e scoperta in cui immaginare gesti antichi di millenni. Abbiamo percorso un cammino sonoro, di passi su vetri scheggiati in cui riecheggia il lavoro di mani sapienti, tra i suoni del bosco e la voce dei rapaci notturni. Un viaggio nel tempo e dei sensi che ha cambiato per sempre la mia percezione. Oggi, anche per me, il Monte Arci è come una persona di cui ho già nostalgia.

Villa Verde: boschi fiabeschi e archeologia nuragica

​La mattina del primo giorno ci siamo incontrate col team a Villa Verde da dove abbiamo raggiunto il bosco​ fiabesco di Mitza Margiani che è stato la nostra porta d’ingresso al Monte Arci. Lì ci aspettavano i nostri ​cantastorie locali. Roberto Scema, sindaco di Villa Verde, Giovanni Ledda, poeta e cantastorie, e Marco Cabras, archeologo, ci hanno accompagnato al villaggio di Bruncu e S’Omu di cui Marco è vicedirettore degli scavi.

Dal 1982 al 2000 gli scavi hanno portato alla luce 18 strutture risalenti al periodo del Bronzo finale, quindi al periodo finale della civiltà nuragica. Cosa siano le strutture circolari che ci mostrano non è chiaro, perché sono molto più ampie e alte delle solite capanne, hanno tutte due nicchie speculari e i loro muri sono inclinati come quelli dei nuraghi. Agli archeologi questo luogo ha riservato uno straordinario anacronismo che ha tutto il potenziale per riscrivere pagine di storia: una colata di ferro in piena epoca del Bronzo.In una di queste costruzioni, Marco ci mostra una vasca perfettamente tonda che è stata interpretata come una macina.

Lì accanto, lungo il perimetro dei muri, sono stati trovati strumenti per il telaio risalenti al Bronzo Medio, dei conci a forma di T e molti frammenti di corna di cervo che forse coronavano il perimetro della sommità della costruzione. A cosa servivano queste costruzioni? Mentre gli archeologi lavorano per elaborare una teoria plausibile, ci piace ascoltare cosa percepisce un poeta che in questi luoghi è cresciuto. Gianni Ledda apre la sua raccolta poetica Sentidos e ci legge i versi che ha dedicato proprio alla costruzione in cui ci troviamo, la numero 17. “Quando mi immergo in questo luogo mi pare di sentire le voci degli abitanti nuragici – racconta – Come in sogno mi vedo immerso nel passato, tra voci e canti di gente operosa”.

Percorriamo il bosco tra il profumo della terra umida e del muschio e ci arrampichiamo sino al nuraghe Bruncu ’e S’omu che domina la vallata, permettendo al nostro sguardo di perdersi tra le colline sino all’orizzonte. Il suono dei campanacci delle pecore al pascolo ci arriva a distanza come un’eco lontana e si unisce al cinguettio degli uccelli.

Riprendiamo il nostro cammino e attraversiamo scenari fiabeschi, tra alberi intrecciati, liane, rocce coperte di muschio, ciclamini che colorano col loro rosa acceso un manto verde brillante fino al pozzo sacro. Passando accanto agli antichi accorrus, ovvero i rifugi che i pastori e i caprai usavano durante la transumanza, tra il ronzio delle api e il profumo delle ginestre, arriviamo al rifugio di Roja Menta. Pranziamo all’ombra di una grande quercia e proseguiamo il nostro cammino fino a ​Pau​. 

Pau: suoni di rapaci e Perda Corbina

Qui incontriamo il nostro cantastorie Sergio Floris che ci guida nel bosco S’Omu de is Abis (la casa delle api in lingua sarda, n.d.r.) tra fiori di cisto e ravanelli selvatici alla scoperta del bosco incantato del Monte Arci e delle sue grotte. “Si chiama Monte, ma è un massiccio vulcanico con quattro crateri – ci spiega – e la pietra che lo compone è basalto, una pietra lavica”. Mentre camminiamo avvolti nel profumo pungente di menta selvatica, ci mostra gli anfratti che venivano chiusi con frasche di cisto che, quando è fresco, è appiccicoso. Mi mostra come basti una piccola pressione per unire i rami e le foglie. Quando si seccano le fronde si trasformano in una copertura impermeabile che protegge dalla pioggia. Ed è così che i pastori in transumanza che arrivavano dal nuorese si proteggevano la notte.

Dopo tramonto ci avviamo verso una pineta dagli alberi altissimi dove ci aspetta il più insolito concerto a cui ci sia mai capitato di partecipare. A organizzarcelo sono gli operatori del Ceas di Pau che promuovono nel territorio il progetto di salvaguardia dei rapaci notturni, O.Tu.S.  (Oasi di Tutela per Strigiformi). Mentre ci addentriamo nella vegetazione è quasi buio, gli alberi sono ormai lunghissime sagome nere che si stagliano sul cielo ancora blu. I nostri cantastorie ci mostrano le casette sui tronchi dove gli assioli, con i loro occhi tondi gialli e neri, si infilano facendone il loro nido. Questi uccelli, che appartengono alla famiglia dei gufi, non costruiscono i nidi, ma occupano le cavità che trovano negli alberi o le casette di legno appese dai ricercatori. Qualcosa vola tra i rami, ma non riusciamo a distinguerla. È l’ora del concerto. I nostri cantastorie hanno portato l’attrezzatura per riprodurre il verso dell’assiolo. Sarà un richiamo a cui l’uccello risponderà. “Come in un gioco – ci spiegano – Esattamente come fanno tutti gli uccelli”. Questo suono non mi è nuovo. Mi ricorda notti estive in luoghi silenziosi, lo associo al canto dei grilli e, con la sua cadenza ritmata, questo verso mi fa sentire come cullata. Tra gli alberi, un assiolo risponde al richiamo. Arrivano dall’Africa in Primavera, mentre nel sud Sardegna restano tutto l’anno. Oltre a questo uccello, i cui occhi a cerchio formano il simbolo del progetto, ci sono altri rapaci notturni di cui andremo a cercare lo stridìo. Tra questi alberi volano anche civette, barbagianni e gufi comuni. Camminiamo nel bosco notturno illuminando i nostri passi con una torcia. Non è un caso che la nostra perlustrazione sia al buio. Sino al tramonto – ci spiegano – cantano i passeriformi, dopo che cala il Sole smettono e lasciano il posto all’avifauna notturna con uno stacco netto. Come dei concertisti che si danno il cambio.

In mezzo alla campagna, i cantastorie riproducono il verso del barbagianni. È come un grido e, all’improvviso, lo vediamo. È come uno spirito bianco in volo sopra le nostre teste. È uno spettacolo unico. Proviamo a ripetere, ma lui probabilmente ci osserva appollaiato su un ramo di un albero lontano e non risponde più. Lo abbiamo imbrogliato una volta, ma non ci concede il bis. Su questi uccelli notturni c’è una nutrita letteratura diffamatoria che li vuole uccelli maleauguranti o associati a macabre leggende che li vedono come una sorta di vampiri che uccidono i bambini e il bestiame. “La verità – ci raccontano – è che spesso nidificano nei cimiteri semplicemente perché sono luoghi particolarmente tranquilli e si avvicinano alle greggi solo perché, muovendosi, sollevano insetti di cui loro si cibano”. Per completare il concerto ci fanno sentire i versi di altri rapaci come quello inquietante dell’allocco che sembra il lamento di un neonato disperato. Il playback che hanno usato è un’eccezione che concedono raramente e solo a fini didattici. Se si facesse abitualmente, l’equilibrio dell’avifauna ne verrebbe sconvolto. Torce alla mano, torniamo indietro lungo il sentiero nel bosco notturno. È tempo di andare a dormire. Domani ci aspettano altre immersioni sensoriali.

Dopo una notte in una casa in cui hanno nidificato le rondini, la mattina raggiungiamo la piazza di Pau dove ci aspetta Giulia Balzano, la nostra cantastorie che ci accompagnerà sulle vie dell’ossidiana. Mentre ci racconta con passione la storia di questi luoghi, raggiungiamo ​Sa perda Crobina (la pietra nera, in sardo, n.d.r.), un sentiero nel bosco cosparso di schegge di quel vetro vulcanico che sin dall’epoca preistorica ha reso famoso il Monte Arci in tutto il bacino mediterraneo.

Il vulcano che ha creato questo monte a forma di grande scudo ha smesso di eruttare 3 milioni e mezzo di anni fa e costituisce un vero e proprio museo a cielo aperto. L’area archeologica che attraversiamo è la più estesa officina di scheggiatura di ossidiana di tutto il Mediterraneo dove uomini e, probabilmente, donne, stando agli ultimi ritrovamenti, lavorarono sino all’Età del Bronzo, trasformandolo in un monte sonoro. Lo capisco mentre i nostri passi tintinnano sulle schegge di vetro vulcanico e ancor più quando torniamo a Pau, dove, al Museo dell’ossidiana, Giulia, che qui si occupa dei servizi educativi, ci mostra un video in cui viene riprodotto l’atto di scheggiatura. Con questo gesto si creavano i pezzi tondeggianti da cui i compratori in seguito ricavavano punte per lance e altro. Il suono che riecheggia in questo museo, unico al mondo assieme a quello giapponese in un bosco non lontano da Tokyo, è davvero singolare. Sembra quasi la voce dell’ossidiana, come se fosse viva e il suono fosse un grido. I racconti di Giulia hanno cambiato la nostra percezione.  È incredibile quanto una persona appassionata del suo lavoro possa trasmettere completamente l’amore per il suo territorio coinvolgendo completamente chi l’ascolta. “Noi percepiamo l’ossidiana come una materia solida – ci spiega – ma è un liquido raffreddato velocemente e del fluido conserva la struttura chimica infatti l’atto di scheggiatura produce su di essa onde simili a quelle di un sasso sull’acqua”. Questo suo essere in bilico tra i solidi e i liquidi ha qualcosa di magico. E la magia diventa ancora più potente quando ci spiega i dettagli da cui capire come questo vetro, in base al colore, all’opacità e alle imperfezioni, racconti la sua formazione di oltre 3 milioni di anni fa. Ci racconta anche che la lavorazione era destinata a ricavare strumenti per cacciare non per guerreggiare. A testimonianza che nel Neolitico, quando si venerava la Dea Madre, si viveva fondamentalmente in pace.

Ce ne andiamo sbalordite e mentre Sergio Floris ci accompagna, tra vigneti e ronzio di api, verso le vie della transumanza, pensiamo che, d’ora in poi, ogni volta che ci ricapiterà di guardare un frammento di ossidiana, non vedremo più solo un vetro nero, ma una pagina di storia. Quando arriviamo a S’ecca sa Cresia, sul sentiero dei caprai in mezzo ai sughereti inizia a piovere. Il suono del bosco diventa quello del tintinnare delle gocce sulle foglie e il rumore dei nostri passi sui rami secchi. Il profumo, invece, è quello della terra bagnata e del muschio. Lungo il sentiero troviamo le carbonaie dove davano fuoco alla legna per produrre il carbone per i treni. Improvvisamente realizzo che il colore nero sembra segnare il nostro percorso, dall’ossidiana al carbone, passando per l’humus, la terra nera e fertile del sottobosco.

La pioggia si interrompe. Camminiamo in silenzio per assorbire tutte le sensazioni che ci regala questo bosco elfico ed è ormai sera quando raggiungiamo il rifugio di ​Bedda Manca per vedere il Sole che tramonta sul golfo di Oristano. Alle nostre spalle, il bosco diventa sempre più nero e misterioso. Il suono degli uccelli notturni ha ormai preso il posto di quello dei passeri e dentro il rifugio ci aspetta il crepitio del fuoco attorno al quale mangiamo ricordando le avventure di questa giornata…

Scritto da: Cristina Muntoni
Foto di: Cristina Muntoni  e Mariposas de Sardinia      

 

 

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Tessitour: diario di viaggio di Cristina Muntoni

Ho viaggiato sino al cuore della Sardegna per scoprirne l’anima autentica…

Ho lasciato la strada veloce verso destinazioni conosciute e sono entrata in vicoli e sentieri sinché ho trovato il volto vero, arcaico e profondo dell’Isola. L’ho trovato lì, dove natura, leggende e tradizioni si intrecciano come trama e ordito in un telaio magico che tesse atmosfere fuori dal tempo. Ho camminato in paesi di pietra abitati dagli spiriti della montagna e attraversati dall’acqua e dal bosco. Sono entrata nelle case di roccia delle Janas, leggendarie fate tessitrici di stoffe magiche che custodivano i loro tesori con potenti sortilegi. Nelle case di vecchi borghi ho incontrato le loro eredi che mi hanno protetto con incantesimi insegnandomi a tessere su antichi telai. Quando anch’io sono diventata Jana, mi hanno fatto trovare un telaio in mezzo al bosco e ho tessuto lì, tra gli alberi e grotte abitate da mostri e fate.

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P’Assaggiando, il viaggio del gusto – Ultima tappa: Cantina Lilliu di Ussaramanna

È l’ultimo giorno del nostro itinerario del gusto…

La mattina ci raggiunge un gruppo di ragazzi sordi. Mi spiegano che è proprio così che vogliono essere chiamati. Si sa che quando uno dei sensi è limitato, gli altri tendono a svilupparsi e per questo sono compagni di viaggio perfetti per un itinerario sensoriale. Raggiungiamo assieme una distesa di filari di vite nei campi di Ussaramanna. I nostri nuovi compagni di viaggio descrivono col linguaggio dei segni la meraviglia che provano davanti a questa bellezza. Ma basta guardare i loro occhi per capire che sono meravigliati.

Le foglie ancora attaccate virano dal giallo al rosso e, davanti ai nostri occhi, si dispiega una distesa ordinata di incredibile bellezza…

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Eventi

A Spasso nel tempo: la laguna di Marceddì tra storie e storia

Uno specchio d’acqua, due pinete che lo circondano, un ponte che unisce le sue sponde, un porticciolo, una torre costiera, una chiesetta dedicata alla Madonna di Bonaria, dove oggi sorge il Museo del Mare: Marceddì.
Accompagnati dalla nostra cantastorie Iris Lorena Aramu percorreremo le stradine sterrate della borgata di pescatori, dove il tempo pare essersi fermato…

Storie e racconti di pescatori che vanno e che vengono, dalle case alle barche dalle barche alle case e laggiù fino al mare…

Cammineremo tra storia e storie in compagnia di fenicotteri ed altri uccelli acquatici che hanno scelto la laguna come loro casa fino al Pozzo Sacro.

In un percorso semplice e adatto a tutti ritorneremo nella pineta dove potremo riposarci prima di visitare il Museo del Mare.

Per chi vuole proseguire consigliamo il tramonto a Pistis che dista appena 6 KM.

Alcune info:

Il costo dell’escursione totale dell’escursione è di € 20
Comprende:
– 10 € Escursione
– 1 € offerta minima Museo del Mare
– € 9 Tessera associativa Mariposas de Sardinia compresa di assicurazione antinfortunistica CSEN annuale e valida su tutto il territorio nazionale

Bambini gratis fino a 10 anni
Percorso semplice adatto a tutti dai 5 anni in su
Pranzo pic nic

Per info e adesioni chiamare:
Silvia 3276677490
oppure scrivere a mariposasdesardinia@gmail.com
Adesioni entro Mercoledi 28 Marzo

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P’Assaggiando: il viaggio del gusto – Quarta tappa Albagiara

Quarto appuntamento del nostro racconto su “P’assaggiando”: il viaggio sensoriale alla scoperta della Sardegna attraverso il gusto. 

Quando le Mariposas mi hanno proposto di seguirle nei loro itinerari sensoriali, sapevo che avrei visto luoghi suggestivi, ma non avrei mai potuto immaginare quale enorme bagaglio emozionale avrebbe arricchito la mia anima. Sono solo a un’ora da casa (Cagliari), ma mi sembra di aver viaggiato nel tempo e nello spazio a distanze siderali. Siamo appena uscite da un bosco incantato e dirigerci alle macchine è come uscire da un libro illustrato, o dalla Città incantata di Hayaho Miyazaki.  La nostra destinazione non è meno suggestiva…

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P’Assaggiando: il viaggio del gusto – Terza tappa Sini

Terzo appuntamento del nostro racconto su “P’assaggiando”: il viaggio sensoriale alla scoperta della Sardegna attraverso il gusto. 

Le giornate alla scoperta della tradizione enogastronomica in Marmilla sono talmente ricche di emozioni e immagini che mi sembra di esser qui da sempre, invece oggi è solo il terzo giorno del nostro itinerario sensoriale e il fatto che sia dedicato al gusto è un incentivo fortissimo per svegliarsi presto la mattina…

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P’Assaggiando: il viaggio del gusto – Seconda tappa Siddi

Giorno numero due per il nostro “P’assaggiando”: il viaggio sensoriale alla scoperta dell’Isola attraverso il gusto.  

È ancora buio quando ci svegliamo, ma lo sforzo della levataccia viene subito ricompensato da una sorpresa memorabile. Prima dell’alba saliamo sull’altipiano della Giara di SiddiSono ancora ignara di quello che starò per vivere… Continue reading “P’Assaggiando: il viaggio del gusto – Seconda tappa Siddi”

Eventi

Cultural Trek nel Monte Arci

 

Domenica 11 Marzo, l’associazione Mariposas de Sardinia-Viaggiemiraggi Sardegna, vi invita apartecipare al suo secondo”Cultural Trek”. Dopo le dune e il mare della Costa Verde, stavolta andremo alla scoperta del Monte Arci, percorrendo un suggestivo sentiero nel tempo tra le sue bellezze naturalistiche e archeologiche
“Monte di pietra, di verde, di acqua nato dal fuoco di milioni di anni che affida a suggestivi monumenti naturali il ricordo delle sue origini”.

Ci incontreremo nel bosco fiabesco di Mitza Mraxani a Villaverde e, tra l’ombra di lecci e roverelle secolari, raggiungeremo il Villaggio nuragico di Bruncu e S’Omu. Dopo una visita guidata tra i “bixanus” millenari di questo luogo ancestrale e del suo adiacente Nuraghe, con un trekking panoramico andremo alla scoperta degli angoli più suggestivi e nascosti di questo versante del monte.
Concluderemo la mattinata con un “pranzo al sacco” condiviso immersi tra i profumi della Natura. 

Costo:

– quota partecipazione: 15 € ( comprende tessera associazione Mariposas de Sardinia-Csen e contributo escursione ) . 
Per chi fosse già tesserato il costo è di 6 €. 
– tutti i partecipanti sono coperti da assicurazione 
– l’accompagnamento sarà effettuato da una guida turistica e una guida trekking regolarmente abilitate. 

Attrezzatura consigliata: 

– abbigliamento comodo a strati – scarpe da trekking – 2 lt d’acqua – zaino per escursione giornaliera – pranzo al sacco e un bicchiere. 

Percorso: 

– durata: 3h -livello: turistico 

Orario e punto di incontro: 9:00 Bosco di Mitza Mraxani, Villaverde (Oristano). 

Per info e prenotazioni: 
email: mariposasdesardinia@gmail.com
Tel: Angelica: 3807133146
Silvia: 3276677490

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P’Assaggiando: il viaggio del gusto – Prima tappa Baradili

Quando il viaggio è un’esperienza sensoriale attraverso cui “assaporare” il territorio, conoscerne la storia e la cultura…

Come potevo non innamorarmi di un progetto che più che uno zaino mi ha chiesto di equipaggiarmi di curiosità e incanto?
Ho portato anche un quaderno e una penna e questo è il mio diario di viaggio dell’itinerario dedicato al gustoP’Assaggiando.
Un viaggio alla scoperta delle eccellenze enogastronomiche della Marmilla.
Si parte!

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