Eventi

Alla scoperta di Tiscali e della valle di Lanaitho

Tra il Supramonte di Dorgali ed il Supramonte di Oliena sorge una delle meraviglie archeologiche della Sardegna: il villaggio di Tiscali.
A passo lento e sguardo attento, cammineremo nella bellissima valle di Lanaitho da cui ammireremo un paesaggio incontaminato che ci riporterà indietro nel tempo.
E al ritorno vi aspetta una bella sorpresa a Su Gologone

Informazioni tecniche:

Appuntamento alle ore 9 a Oliena, possibilità di passaggio in macchina da Cagliari e Villacidro. Conclusione escursione intorno alle ore 16-17.

Difficoltà: livello medio, adatto anche a bambini camminatori al di sopra degli 8 anni.
Lunghezza: 8 km
Dislivello in salita: 300 m

Info utili:

Abbigliamento comodo
Scarpe da trek o adatte per percorsi montani e con suola non piatta
Cappellino per il sole
Bastoni ( per chi li ha e li trova più pratici per camminare)
Acqua per tutto il giorno
Torcia
Pranzo al sacco 

Per info scrivere a mariposasdesardinia@gmail.com o chiamare Silvia 3276677490

Prenotazione entro Giovedi 13 settembre

SensiTour

I Volti del Monte Arci tra olfatto e udito-Seconda puntata: Morgongiori e Masullas

Continua il racconto di viaggio di Cristina alla scoperta del Monte Arci: questo gigantesco essere vivente che risuona, respira, insegna e meraviglia…

Morgongiori: note musicali e leggende nella bocca del vulcano

È ancora buio quando ci svegliamo. Oggi inizieremo la giornata con un’esperienza sonora e visiva che resterà indelebile per sempre nei nostri ricordi. Raggiungiamo il punto più alto del Monte Arci, nella zona che si ritiene corrisponda alla bocca del vulcano addormentato. Qui assisteremo a uno spettacolo sbalorditivo.

Quando arriviamo, fa freddo. Ci avvolgiamo nelle coperte e ci sediamo sulle rocce ad aspettare. Mentre il cielo comincia a schiarirsi, davanti ai nostri occhi si apre un panorama sterminato che attraversa i boschi e arriva sino al mare. Una nebbia leggera offusca l’orizzonte dove cielo e terra sembrano uniti senza soluzione di continuità. Pima ancora che il Sole faccia capolino, lievi e delicate, si spargono nella valle le note della fisarmonica di Simone Grussu.

Simone Grussu-performance musicale all’alba

Il musicista che ci ha accolto ha composto un brano per noi, pensando a questo risveglio e al fatto che la sua musica avrebbe fatto suonare il monte, in mezzo al canto degli uccelli. Questo dono immateriale che ascolto seduta sulla cima rocciosa, mi fa sentire un senso di completa gratitudine per tutta l’enorme bellezza che sto vivendo. Guardo le mie compagne di viaggio e credo di scorgere nei loro occhi che la sensazione che provo sia anche la loro. Siamo letteralmente in estasi.

Potremmo rimanere ore intere ad ascoltarlo. Ma ci aspettano nuove sorprese. I nostri cantastorie di oggi sono Paola Onnis, Francesca Turno e Samuele Casula del Ceas (Centro educazione ambientale alla sostenibilità) del Monte Arci e ci accompagnano sulla Trebina Longa che, con i suoi 812 metri, è proprio il punto più alto del monte ed è il neck del vulcano spento.

Trebina Longa

Paola ci racconta di come questo spuntone roccioso sia teatro di una leggenda molto diffusa nella zona. Talmente diffusa che per chi abita in questi territori non è chiaro se la protagonista sia totalmente frutto di immaginazione o sia esistita veramente. Luxia Arrabbiosa un giorno perse sue figlie. Le cercava ovunque, sinché, passando vicino a Sa Trebina Longa, senti il loro canto riecheggiare dall’interno della roccia assieme al rumore di telai. Quando si avvicinava chiamandole, tuttavia, i rumori si interrompevano, impedendole di capire da dove arrivassero esattamente. Un fauno che la osservava da lontano, restò affascinato dalla donna e tentò di violentarla. Lei si difese uccidendolo con un attizzatoio che poi lanciò nel vuoto. Quando toccò terra si pietrificò trasformandosi in un menhir che si trova alla base del neck. Questa donna temuta e venerata, mi ricorda la Dea Demetra che cerca la figlia Proserpina al centro della Terra. E, in effetti, il neck è la lava raffreddata e indurita che arriva dal centro della Terra. Senza questi racconti che, tra scienza e leggende, ci spiegano cosa abbiamo davanti, Sa Perda Longa sarebbe solo un cumulo roccioso ai nostri occhi. Il potere evocativo del racconto ci mostra invece quanto, con la conoscenza, si possa vedere oltre l’apparenza.

Masullas: alla scoperta delle origini geologiche della nostra terra

Il Sole è ormai alto quando ci dirigiamo verso le pendici del Monte Arci per raggiungere il Parco dell’ossidiana Conca ‘e Cannas di Masullas. Il suono dell’acqua del Rio Cannas che scorre sul basalto ci accompagna lungo il sentiero. La bassa temperatura della mattina è un ricordo lontano. La forma concava di questo giacimento di ossidiana e perlite, riconosciuto dall’Unesco come Patrimonio dell’Umanità, lo protegge dal vento e lo rende caldissimo.Percorriamo il sentiero con una temperatura estiva e, tra il ronzio delle api e il crepitio dei nostri passi sui frammenti di ossidiana, arriviamo alla nostra meta.

Giacimento di Ossidiana “Conca e Cannas”

Davanti ai nostri occhi si apre una parete di perlite e una miriade di pezzi di vetro vulcanico che si presenta in schegge allungate, come punteruoli neri e brillanti. Ci fermiamo ad osservarle da vicino, su una passerella di legno. Francesca Ghiani, della Cooperativa Il Chiostro, ci accompagna nel luogo in cui capiremo meglio il valore e la ricchezza di questo patrimonio geologico.

Geo Museo Monte Arci

Andiamo a Masullas ed entriamo nel seicentesco convento dei Frati Cappuccini dove è stato allestito il Geomuseo Monte Arci, dedicato a Stefano Incani. Al suo interno ci aspetta un tesoro. Tutti i campioni dei minerali formati sul Monte Arci da 20 milioni di anni fa. Il diaspro con tutte le sfumature di verde, il quarzo brillante, l’agata bandata con le sue ipnotiche striature bianche e viola, la calcite con forme di prismi esagonali, romanechiti con infiorescenze che sembrano fossili di piante. I video ci raccontano della formazione geologica della Sardegna e una lastra di fossili del Miocene Inferiore ci mostra ricci, pesci e molluschi di 15 milioni di anni fa. Il nostro viaggio nel tempo si conclude con i denti di uno squalo di dimensioni impressionanti trovati a Masullas.

In silenzio usciamo dal Monte Arci cariche di un bagaglio emozionale che ci ammutolisce. Sulla strada del rientro mi giro ad osservarlo. Solo ora, mentre la macchina continua ad allontanarsi e lui diventa sempre più piccolo, mi rendo conto che non potrò mai più vederlo come prima. È come una persona che mi ha incantato col suo profumo e col suono della sua voce raccontandomi storie che non potrò più dimenticare.

 

Scritto da Cristina Muntoni

Foto di Cristina Muntoni e Mariposas de Sardinia

 

SensiTour

I Volti del Monte Arci tra olfatto e udito-Prima puntata: Villa Verde e Pau

Il Monte Arci: un gigantesco essere vivente che risuona…

Ogni volta che le Mariposas de Sardinia che hanno tracciato i percorsi di Sensitour mi parlavano del Monte Arci, lo facevano come se si trattasse di una persona. Come se fosse un saggio eremita da cui andassero a fare visita ogni volta che potevano, tornando sempre piene di meraviglia, di doni, di racconti e Bellezza.

Io che, a distanza, vedevo quel monte come qualunque altro, il loro entusiasmo non riuscivo a capirlo. Cosa mai poteva avere di così straordinario rispetto agli altri?

Poi ci sono salita. E lì, ho capito.

Il Monte Arci non è un posto come gli altri e quando impari a conoscerlo, scopri che è proprio così che ti ritrovi a parlarne. Come di un gigantesco essere vivente che risuona, respira, insegna e meraviglia. È singolare già dal nome perché, in effetti, non è un monte, ma un complesso di vulcani spenti. Tutta l’energia che ha sprigionato molti milioni di anni fa, continua a conservarla in ogni singola pietra che lo compone, in ogni pianta che lo abita e in tutta la passione delle persone che lo vivono, trasmettendo, a chi accompagnano ad attraversarlo, un amore a cui è impossibile restare indifferenti.

È stato durante il nostro ultimo itinerario sensoriale, quello dedicato alla vista e all’udito, che l’ho conosciuto. Mi ci sono avvicinata piano, a passi lenti sui sentieri di ossidiana, attraversando un bosco sospeso tra la profondità silenziosa del passato e il suono del presente. Sono stati passi di esplorazione e scoperta in cui immaginare gesti antichi di millenni. Abbiamo percorso un cammino sonoro, di passi su vetri scheggiati in cui riecheggia il lavoro di mani sapienti, tra i suoni del bosco e la voce dei rapaci notturni. Un viaggio nel tempo e dei sensi che ha cambiato per sempre la mia percezione. Oggi, anche per me, il Monte Arci è come una persona di cui ho già nostalgia.

Villa Verde: boschi fiabeschi e archeologia nuragica

​La mattina del primo giorno ci siamo incontrate col team a Villa Verde da dove abbiamo raggiunto il bosco​ fiabesco di Mitza Margiani che è stato la nostra porta d’ingresso al Monte Arci. Lì ci aspettavano i nostri ​cantastorie locali. Roberto Scema, sindaco di Villa Verde, Giovanni Ledda, poeta e cantastorie, e Marco Cabras, archeologo, ci hanno accompagnato al villaggio di Bruncu e S’Omu di cui Marco è vicedirettore degli scavi.

Dal 1982 al 2000 gli scavi hanno portato alla luce 18 strutture risalenti al periodo del Bronzo finale, quindi al periodo finale della civiltà nuragica. Cosa siano le strutture circolari che ci mostrano non è chiaro, perché sono molto più ampie e alte delle solite capanne, hanno tutte due nicchie speculari e i loro muri sono inclinati come quelli dei nuraghi. Agli archeologi questo luogo ha riservato uno straordinario anacronismo che ha tutto il potenziale per riscrivere pagine di storia: una colata di ferro in piena epoca del Bronzo.In una di queste costruzioni, Marco ci mostra una vasca perfettamente tonda che è stata interpretata come una macina.

Lì accanto, lungo il perimetro dei muri, sono stati trovati strumenti per il telaio risalenti al Bronzo Medio, dei conci a forma di T e molti frammenti di corna di cervo che forse coronavano il perimetro della sommità della costruzione. A cosa servivano queste costruzioni? Mentre gli archeologi lavorano per elaborare una teoria plausibile, ci piace ascoltare cosa percepisce un poeta che in questi luoghi è cresciuto. Gianni Ledda apre la sua raccolta poetica Sentidos e ci legge i versi che ha dedicato proprio alla costruzione in cui ci troviamo, la numero 17. “Quando mi immergo in questo luogo mi pare di sentire le voci degli abitanti nuragici – racconta – Come in sogno mi vedo immerso nel passato, tra voci e canti di gente operosa”.

Percorriamo il bosco tra il profumo della terra umida e del muschio e ci arrampichiamo sino al nuraghe Bruncu ’e S’omu che domina la vallata, permettendo al nostro sguardo di perdersi tra le colline sino all’orizzonte. Il suono dei campanacci delle pecore al pascolo ci arriva a distanza come un’eco lontana e si unisce al cinguettio degli uccelli.

Riprendiamo il nostro cammino e attraversiamo scenari fiabeschi, tra alberi intrecciati, liane, rocce coperte di muschio, ciclamini che colorano col loro rosa acceso un manto verde brillante fino al pozzo sacro. Passando accanto agli antichi accorrus, ovvero i rifugi che i pastori e i caprai usavano durante la transumanza, tra il ronzio delle api e il profumo delle ginestre, arriviamo al rifugio di Roja Menta. Pranziamo all’ombra di una grande quercia e proseguiamo il nostro cammino fino a ​Pau​. 

Pau: suoni di rapaci e Perda Corbina

Qui incontriamo il nostro cantastorie Sergio Floris che ci guida nel bosco S’Omu de is Abis (la casa delle api in lingua sarda, n.d.r.) tra fiori di cisto e ravanelli selvatici alla scoperta del bosco incantato del Monte Arci e delle sue grotte. “Si chiama Monte, ma è un massiccio vulcanico con quattro crateri – ci spiega – e la pietra che lo compone è basalto, una pietra lavica”. Mentre camminiamo avvolti nel profumo pungente di menta selvatica, ci mostra gli anfratti che venivano chiusi con frasche di cisto che, quando è fresco, è appiccicoso. Mi mostra come basti una piccola pressione per unire i rami e le foglie. Quando si seccano le fronde si trasformano in una copertura impermeabile che protegge dalla pioggia. Ed è così che i pastori in transumanza che arrivavano dal nuorese si proteggevano la notte.

Dopo tramonto ci avviamo verso una pineta dagli alberi altissimi dove ci aspetta il più insolito concerto a cui ci sia mai capitato di partecipare. A organizzarcelo sono gli operatori del Ceas di Pau che promuovono nel territorio il progetto di salvaguardia dei rapaci notturni, O.Tu.S.  (Oasi di Tutela per Strigiformi). Mentre ci addentriamo nella vegetazione è quasi buio, gli alberi sono ormai lunghissime sagome nere che si stagliano sul cielo ancora blu. I nostri cantastorie ci mostrano le casette sui tronchi dove gli assioli, con i loro occhi tondi gialli e neri, si infilano facendone il loro nido. Questi uccelli, che appartengono alla famiglia dei gufi, non costruiscono i nidi, ma occupano le cavità che trovano negli alberi o le casette di legno appese dai ricercatori. Qualcosa vola tra i rami, ma non riusciamo a distinguerla. È l’ora del concerto. I nostri cantastorie hanno portato l’attrezzatura per riprodurre il verso dell’assiolo. Sarà un richiamo a cui l’uccello risponderà. “Come in un gioco – ci spiegano – Esattamente come fanno tutti gli uccelli”. Questo suono non mi è nuovo. Mi ricorda notti estive in luoghi silenziosi, lo associo al canto dei grilli e, con la sua cadenza ritmata, questo verso mi fa sentire come cullata. Tra gli alberi, un assiolo risponde al richiamo. Arrivano dall’Africa in Primavera, mentre nel sud Sardegna restano tutto l’anno. Oltre a questo uccello, i cui occhi a cerchio formano il simbolo del progetto, ci sono altri rapaci notturni di cui andremo a cercare lo stridìo. Tra questi alberi volano anche civette, barbagianni e gufi comuni. Camminiamo nel bosco notturno illuminando i nostri passi con una torcia. Non è un caso che la nostra perlustrazione sia al buio. Sino al tramonto – ci spiegano – cantano i passeriformi, dopo che cala il Sole smettono e lasciano il posto all’avifauna notturna con uno stacco netto. Come dei concertisti che si danno il cambio.

In mezzo alla campagna, i cantastorie riproducono il verso del barbagianni. È come un grido e, all’improvviso, lo vediamo. È come uno spirito bianco in volo sopra le nostre teste. È uno spettacolo unico. Proviamo a ripetere, ma lui probabilmente ci osserva appollaiato su un ramo di un albero lontano e non risponde più. Lo abbiamo imbrogliato una volta, ma non ci concede il bis. Su questi uccelli notturni c’è una nutrita letteratura diffamatoria che li vuole uccelli maleauguranti o associati a macabre leggende che li vedono come una sorta di vampiri che uccidono i bambini e il bestiame. “La verità – ci raccontano – è che spesso nidificano nei cimiteri semplicemente perché sono luoghi particolarmente tranquilli e si avvicinano alle greggi solo perché, muovendosi, sollevano insetti di cui loro si cibano”. Per completare il concerto ci fanno sentire i versi di altri rapaci come quello inquietante dell’allocco che sembra il lamento di un neonato disperato. Il playback che hanno usato è un’eccezione che concedono raramente e solo a fini didattici. Se si facesse abitualmente, l’equilibrio dell’avifauna ne verrebbe sconvolto. Torce alla mano, torniamo indietro lungo il sentiero nel bosco notturno. È tempo di andare a dormire. Domani ci aspettano altre immersioni sensoriali.

Dopo una notte in una casa in cui hanno nidificato le rondini, la mattina raggiungiamo la piazza di Pau dove ci aspetta Giulia Balzano, la nostra cantastorie che ci accompagnerà sulle vie dell’ossidiana. Mentre ci racconta con passione la storia di questi luoghi, raggiungiamo ​Sa perda Crobina (la pietra nera, in sardo, n.d.r.), un sentiero nel bosco cosparso di schegge di quel vetro vulcanico che sin dall’epoca preistorica ha reso famoso il Monte Arci in tutto il bacino mediterraneo.

Il vulcano che ha creato questo monte a forma di grande scudo ha smesso di eruttare 3 milioni e mezzo di anni fa e costituisce un vero e proprio museo a cielo aperto. L’area archeologica che attraversiamo è la più estesa officina di scheggiatura di ossidiana di tutto il Mediterraneo dove uomini e, probabilmente, donne, stando agli ultimi ritrovamenti, lavorarono sino all’Età del Bronzo, trasformandolo in un monte sonoro. Lo capisco mentre i nostri passi tintinnano sulle schegge di vetro vulcanico e ancor più quando torniamo a Pau, dove, al Museo dell’ossidiana, Giulia, che qui si occupa dei servizi educativi, ci mostra un video in cui viene riprodotto l’atto di scheggiatura. Con questo gesto si creavano i pezzi tondeggianti da cui i compratori in seguito ricavavano punte per lance e altro. Il suono che riecheggia in questo museo, unico al mondo assieme a quello giapponese in un bosco non lontano da Tokyo, è davvero singolare. Sembra quasi la voce dell’ossidiana, come se fosse viva e il suono fosse un grido. I racconti di Giulia hanno cambiato la nostra percezione.  È incredibile quanto una persona appassionata del suo lavoro possa trasmettere completamente l’amore per il suo territorio coinvolgendo completamente chi l’ascolta. “Noi percepiamo l’ossidiana come una materia solida – ci spiega – ma è un liquido raffreddato velocemente e del fluido conserva la struttura chimica infatti l’atto di scheggiatura produce su di essa onde simili a quelle di un sasso sull’acqua”. Questo suo essere in bilico tra i solidi e i liquidi ha qualcosa di magico. E la magia diventa ancora più potente quando ci spiega i dettagli da cui capire come questo vetro, in base al colore, all’opacità e alle imperfezioni, racconti la sua formazione di oltre 3 milioni di anni fa. Ci racconta anche che la lavorazione era destinata a ricavare strumenti per cacciare non per guerreggiare. A testimonianza che nel Neolitico, quando si venerava la Dea Madre, si viveva fondamentalmente in pace.

Ce ne andiamo sbalordite e mentre Sergio Floris ci accompagna, tra vigneti e ronzio di api, verso le vie della transumanza, pensiamo che, d’ora in poi, ogni volta che ci ricapiterà di guardare un frammento di ossidiana, non vedremo più solo un vetro nero, ma una pagina di storia. Quando arriviamo a S’ecca sa Cresia, sul sentiero dei caprai in mezzo ai sughereti inizia a piovere. Il suono del bosco diventa quello del tintinnare delle gocce sulle foglie e il rumore dei nostri passi sui rami secchi. Il profumo, invece, è quello della terra bagnata e del muschio. Lungo il sentiero troviamo le carbonaie dove davano fuoco alla legna per produrre il carbone per i treni. Improvvisamente realizzo che il colore nero sembra segnare il nostro percorso, dall’ossidiana al carbone, passando per l’humus, la terra nera e fertile del sottobosco.

La pioggia si interrompe. Camminiamo in silenzio per assorbire tutte le sensazioni che ci regala questo bosco elfico ed è ormai sera quando raggiungiamo il rifugio di ​Bedda Manca per vedere il Sole che tramonta sul golfo di Oristano. Alle nostre spalle, il bosco diventa sempre più nero e misterioso. Il suono degli uccelli notturni ha ormai preso il posto di quello dei passeri e dentro il rifugio ci aspetta il crepitio del fuoco attorno al quale mangiamo ricordando le avventure di questa giornata…

Scritto da: Cristina Muntoni
Foto di: Cristina Muntoni  e Mariposas de Sardinia      

 

 

SensiTour

Tessitour: diario di viaggio di Cristina Muntoni

Ho viaggiato sino al cuore della Sardegna per scoprirne l’anima autentica…

Ho lasciato la strada veloce verso destinazioni conosciute e sono entrata in vicoli e sentieri sinché ho trovato il volto vero, arcaico e profondo dell’Isola. L’ho trovato lì, dove natura, leggende e tradizioni si intrecciano come trama e ordito in un telaio magico che tesse atmosfere fuori dal tempo. Ho camminato in paesi di pietra abitati dagli spiriti della montagna e attraversati dall’acqua e dal bosco. Sono entrata nelle case di roccia delle Janas, leggendarie fate tessitrici di stoffe magiche che custodivano i loro tesori con potenti sortilegi. Nelle case di vecchi borghi ho incontrato le loro eredi che mi hanno protetto con incantesimi insegnandomi a tessere su antichi telai. Quando anch’io sono diventata Jana, mi hanno fatto trovare un telaio in mezzo al bosco e ho tessuto lì, tra gli alberi e grotte abitate da mostri e fate.

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SensiTour

P’Assaggiando, il viaggio del gusto – Ultima tappa: Cantina Lilliu di Ussaramanna

È l’ultimo giorno del nostro itinerario del gusto…

La mattina ci raggiunge un gruppo di ragazzi sordi. Mi spiegano che è proprio così che vogliono essere chiamati. Si sa che quando uno dei sensi è limitato, gli altri tendono a svilupparsi e per questo sono compagni di viaggio perfetti per un itinerario sensoriale. Raggiungiamo assieme una distesa di filari di vite nei campi di Ussaramanna. I nostri nuovi compagni di viaggio descrivono col linguaggio dei segni la meraviglia che provano davanti a questa bellezza. Ma basta guardare i loro occhi per capire che sono meravigliati.

Le foglie ancora attaccate virano dal giallo al rosso e, davanti ai nostri occhi, si dispiega una distesa ordinata di incredibile bellezza…

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Dicono di noi, Uncategorized

In volo con le Mariposas: racconto di un viaggio in Sardegna / Parte 1

Il racconto del nostro viaggiatore Piero Maderna, in viaggio in Sardegna tra Marmilla, Penisola del Sinis e Guilcer, con Radio Popolare e le Mariposas de Sardinia di ViaggieMiraggi , inseguendo le “note del Dromos Festival“. Riportiamo qui qualche stralcio della prima parte del suo racconto a tappe e vi invitiamo a leggerlo tutto sul suo blog “Macondo Express”

Prologo

Alla mia bella età non ero mai stato in Sardegna, e questo è molto grave, ma in Sardegna c’è modo e modo di andarci e io credevo di aver trovato finalmente il modo giusto, cosa di cui poi ho avuto conferma. E anche perché sapevo di andare a seguire un festival che annoverava due miei idoli come Vinicio Capossela e Bombino, insieme ad altri artisti, anzi artiste, che apprezzo pur conoscendole meno, come Dee Dee Bridgewater e Fatoumata Diawara.
Tornando un attimo al modo giusto, andiamo a spiegare questo titolo. Chi sono le Mariposas?  Sono quattro deliziose ragazze, Angelica, Laura, Silvia e Viola, che andremo a conoscere nel corso di questo racconto. [..] Ed eccole, nel salone degli arrivi, con la maglietta nera di ViaggieMiraggi: il sorriso ce l’hanno per davvero, appena un’ombra di stanchezza sui faccini ma comunque belle, solari e accoglienti, subito baci come se ci conoscessimo da tempo. Essere accolti così ti fa dimenticare in un attimo le lunghe ore di attesa e pregustare già i giorni che verranno.[..]

Primo giorno:  Fattoria Cuscusa, le tessitrici, il nuraghe, il porceddu e… Bombino!

Circa tre orette di sonno, in un modo o nell’altro, sono riuscito a farle, anche se faccio sempre un po’ fatica ad adattarmi a un letto nuovo e il caldo era pesante.[..]   Ad ogni modo, la mia faccia non può peggiorare più di tanto e quindi mi faccio forza e mi dirigo verso la sala della colazione, per fare conoscenza con il gruppo. .. Come sempre schiacciante maggioranza femminile: l’unico uomo, oltre a me, è Umberto, che è con la moglie Antonella. Poi abbiamo Diletta, Laura, Mariarosa, Simona e Stefania. Che se aggiungiamo le Mariposas ci mettono veramente più che in minoranza… e non è tutto: ora non è qui ma so che nel gruppo c’è anche la “collega” francese Magali, che è una blogger di viaggi sicuramente più seria di me, per cui siamo praticamente 11 a 2.
A fare gli onori di casa c’è Michele, pastore e agricoltore, che gestisce l’agriturismo. I Cuscusa sono sette fratelli, tutti impegnati con compiti diversi in questa fattoria. Ci troviamo a Gonnostramatza, che è un piccolo comune di 880 abitanti; Questo agriturismo è anche una fattoria didattica ed è la prima Accademia del latte in Italia, con un ampio ventaglio di corsi che abbracciano tutti i saperi del mondo del latte. Si può diventare “Milk Master” (o per meglio dire casaro) in tre giorni, imparando a fare oltre 50 prodotti diversi. [..] Tutto ciò rigorosamente biologico: da anni Michele scommette sul biologico e su un nuovo modo di fare accoglienza etico, esperienziale e sostenibile.[..] Avrete già capito che in un posto del genere anche la colazione non può che essere… un’esperienza sensoriale.

Colazione da Cuscusa

Con i nostri potenti mezzi partiamo alla scoperta della Marmilla, questa “sub regione” storica dell’isola, che deriva il suo nome dalle sinuose colline simili a mammelle. [..]  A Mogoro, definita dalle Mariposas la “Big city  della Marmilla” , visitiamo la  Cooperativa Artigiana SU TROBASCIU, costituita nel I978, è composta esclusivamente da donne e continua una tradizione che sino a pochi decenni fa veniva tramandata di madre in figlia.[..]  È ovvio dirlo, ma guardando la manualità e l’abilità di queste signore si riesce solo a immaginare quanta pazienza, applicazione e concentrazione richieda questo lavoro, fatto in questo modo. Con telai manuali come questi, costruiti dalla stessa cooperativa con l’aiuto dove serve di esperti artigiani del legno, a seconda del tipo di tessitura si possono fare da 7 cm al giorno a 20 cm. È davvero un sapere che è anche cultura, bisogna impedire che vada perso anche se oggi è sempre più dura. Si dice che fossero le janas, le fate, a tramandare l’arte della tessitura, e vedendo lavorare queste signore viene da pensare che sia proprio così: si sente nell’aria qualcosa che assomiglia davvero a una magia.

Su trobasciu, Cooperativa tessile

[..]Salutiamo Vilda e ripartiamo verso la seconda importante meta della giornata, che è il nuraghe di Cuccurada.[..]
Dall’alto del nuraghe lo sguardo spazia e si vede in lontananza un monte che si dice ricordi il profilo di Napoleone, ma ci vuole un po’ di fantasia, ne conviene anche Magali.
Visita molto interessante [..]  e ora arriva il momento del relax. E allora cosa c’è di meglio di un bel pranzo all’aperto, nel verde? Con il pullmino raggiungiamo un’area appositamente attrezzata nella località campestre di Santa Maria Carcaxia, dove si tengono anche feste, pranzi di matrimonio e quant’altro. Le nostre solerti Mariposas-mairiposan hanno portato tutto quello che serve per… il “Porceddu Moment”! Nel senso che il re della tavola è lui, il leggendario maialino sardo, tenero al punto giusto e presentato come si deve su un vassoio tradizionale in sughero. Il Porceddu Moment serve anche a cementare il gruppo, anche se in realtà non è che ce ne sia troppo bisogno. È solo il primo giorno (almeno per me, il resto del gruppo è stato già un po’ insieme ieri), ma sembra già che stiamo insieme da una settimana [..]

 

“Porceddu Moment” a S. Maria Carcaxia, Mogoro

 

A questo punto, visto il sole accecante e la calura delle prime ore del pomeriggio, la cosa migliore è rifugiarsi da Michele e farsi una bella siesta. Volendo, c’è anche un’amaca a disposizione.
Dobbiamo riposarci in vista del primo concerto che seguiremo stasera nell’ambito del Dromos festival, un festival itinerante che tocca località piccole e grandi della Marmilla e del Campidano oristanese. Questa sera fa tappa proprio qui, a Mogoro [..] Prima del concerto di Bombino visitiamo la Fiera dell’Artigianato artistico di Mogoro, che si tiene in un edificio che affaccia proprio sulla piazza dove si terrà il concerto.
Giunta alla sua 57esima edizione, la fiera rappresenta un momento importante per tutto il settore dell’artigianato artistico d’eccellenza dell’isola: al centro di tutto ci sono gli Artigiani e le loro preziose opere. Trame e orditi, legni intagliati testimoni di tradizioni secolari, ori raffinati e lucenti, ceramiche dalle mille forme e colori, riflessi di ferri, vetri e coltelli, dettagli minuziosi di cestini intrecciati e pelli cucite, si presentano agli occhi dei visitatori in uno spazio espositivo di oltre 2500 mq.

Fiera dell’artigianato artistico di Sardegna

E finalmente arriva il momento del concerto. [..]  Questa volta il grande chitarrista, il Jimi Hendrix dei Touareg o se preferite il Carlos Santana del Sahara, inizia con una prima parte di concerto acustica, dove però comincia già a scaldare il pubblico con alcuni riff indiavolati, come è nel suo stile. È però solo quando imbraccia la chitarra elettrica che può dare il massimo, supportato da un ottimo bassista, che riscuote anche consensi tra il pubblico femminile, e da un percussionista altrettanto valido anche se… bianco. Le sonorità blues si mischiano in maniera perfetta, come sempre, con il sapore di Sahara dato dal canto della tradizione Touareg: tutti i pezzi sono in lingua Tamashek, la lingua berbera del suo popolo. Ed ecco che per una sera anche Mogoro è Touareg.[..]

Secondo giorno – Nel bosco con il cantastorie e con… Gramsci, serata cubana con Pedrito Martinez

Il programma di oggi è incentrato su una passeggiata nel bosco, a passi lenti, assaporando la natura e con essa la storia dei luoghi.
Il bosco è quello di Mitza Margiani, nel parco del Monte Arci, dove si trova anche un complesso nuragico. A farci da guida c’è Roberto Scema, insegnante di lettere ed ex sindaco del comune di Villa Verde, un piccolo comune di poco più di 300 abitanti che è quello nel cui territorio ricade questo versante del Monte Arci. Roberto, oltre a tutto ciò, può essere considerato un vero cantastorie, e ce ne accorgeremo cammin facendo. Comincia a raccontare, a fargli da colonna sonora il frinire delle cicale. Il racconto di Roberto è così bello e coinvolgente che, quasi subito, viene soprannominato “Il Franco Arminio della Sardegna” [..]

Il bosco di Mitza Margiani

Salendo nel bosco, cominciamo a incontrare i resti del villaggio nuragico di Su Bruncu e S’Omu.[..] Il villaggio è un luogo di grande suggestione, che secondo alcuni emana anche una particolare energia.[..]  Pare che una medium che è venuta qui sentisse questo tipo di energia, per esempio sentisse dolori da parto nella capanna che potrebbe essere quella dove venivano fatti nascere i bambini. Queste cose, onestamente, mi convincono poco ma di certo c’è un’atmosfera un po’ speciale [..] Ed è qui che, a sorpresa, ci fermiamo per un reading letterario. Sapevamo che era previsto nel programma di oggi, ma credevamo che sarebbe stato più tardi; fatto qui, invece, assume un valore ancora maggiore ed è una sorpresa davvero bellissima. La lettura che ci propongono è quella di alcune delle lettere che Antonio Gramsci scrisse dal carcere [..]

Reading letterario “l’Albero del Riccio”

Segue picnic nel bosco, che sta diventando un must di questi giorni in Marmilla. Anche oggi abbiamo a disposizione tanta bella robina: fregola (una pasta di semola tipica sarda), insalata di riso, salame, formaggi e marmellate di agrumi: arancia, limone, mandarino e poi la mitica “Tottus in pari”, tutto insieme. [..]

Dopo di che, nel pomeriggio, anche oggi è meglio concedersi una bella siesta e prepararsi al meglio per il concerto di stasera [..] Questa sera il Dromos Festival, nella piazza del paesino di Baratili San Pietro, propone una serata al ritmo cubano delle percussioni del Pedrito Martinez Group. [..]

Dromos Festival a Baratili

 

Eventi

A Spasso nel tempo: la laguna di Marceddì tra storie e storia

Uno specchio d’acqua, due pinete che lo circondano, un ponte che unisce le sue sponde, un porticciolo, una torre costiera, una chiesetta dedicata alla Madonna di Bonaria, dove oggi sorge il Museo del Mare: Marceddì.
Accompagnati dalla nostra cantastorie Iris Lorena Aramu percorreremo le stradine sterrate della borgata di pescatori, dove il tempo pare essersi fermato…

Storie e racconti di pescatori che vanno e che vengono, dalle case alle barche dalle barche alle case e laggiù fino al mare…

Cammineremo tra storia e storie in compagnia di fenicotteri ed altri uccelli acquatici che hanno scelto la laguna come loro casa fino al Pozzo Sacro.

In un percorso semplice e adatto a tutti ritorneremo nella pineta dove potremo riposarci prima di visitare il Museo del Mare.

Per chi vuole proseguire consigliamo il tramonto a Pistis che dista appena 6 KM.

Alcune info:

Il costo dell’escursione totale dell’escursione è di € 20
Comprende:
– 10 € Escursione
– 1 € offerta minima Museo del Mare
– € 9 Tessera associativa Mariposas de Sardinia compresa di assicurazione antinfortunistica CSEN annuale e valida su tutto il territorio nazionale

Bambini gratis fino a 10 anni
Percorso semplice adatto a tutti dai 5 anni in su
Pranzo pic nic

Per info e adesioni chiamare:
Silvia 3276677490
oppure scrivere a mariposasdesardinia@gmail.com
Adesioni entro Mercoledi 28 Marzo

SensiTour

P’Assaggiando: il viaggio del gusto – Quarta tappa Albagiara

Quarto appuntamento del nostro racconto su “P’assaggiando”: il viaggio sensoriale alla scoperta della Sardegna attraverso il gusto. 

Quando le Mariposas mi hanno proposto di seguirle nei loro itinerari sensoriali, sapevo che avrei visto luoghi suggestivi, ma non avrei mai potuto immaginare quale enorme bagaglio emozionale avrebbe arricchito la mia anima. Sono solo a un’ora da casa (Cagliari), ma mi sembra di aver viaggiato nel tempo e nello spazio a distanze siderali. Siamo appena uscite da un bosco incantato e dirigerci alle macchine è come uscire da un libro illustrato, o dalla Città incantata di Hayaho Miyazaki.  La nostra destinazione non è meno suggestiva…

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SensiTour

P’Assaggiando: il viaggio del gusto – Terza tappa Sini

Terzo appuntamento del nostro racconto su “P’assaggiando”: il viaggio sensoriale alla scoperta della Sardegna attraverso il gusto. 

Le giornate alla scoperta della tradizione enogastronomica in Marmilla sono talmente ricche di emozioni e immagini che mi sembra di esser qui da sempre, invece oggi è solo il terzo giorno del nostro itinerario sensoriale e il fatto che sia dedicato al gusto è un incentivo fortissimo per svegliarsi presto la mattina…

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P’Assaggiando: il viaggio del gusto – Seconda tappa Siddi

Giorno numero due per il nostro “P’assaggiando”: il viaggio sensoriale alla scoperta dell’Isola attraverso il gusto.  

È ancora buio quando ci svegliamo, ma lo sforzo della levataccia viene subito ricompensato da una sorpresa memorabile. Prima dell’alba saliamo sull’altipiano della Giara di SiddiSono ancora ignara di quello che starò per vivere… Continue reading “P’Assaggiando: il viaggio del gusto – Seconda tappa Siddi”