SensiTour

Tessitour: il viaggio del tatto

Quando i fili si intrecciano tra loro per diventare racconto e viaggio non solo immaginario ma anche reale.

Cosa accomuna paesi lontani, immersi nella quiete delle colline della Marmilla, negli aspri territori della Barbagia di Seulo o tra i tacchi calcarei dell’Ogliastra
Ve lo raccontiamo noi in questo itinerario alla scoperta del senso tattile. Ve lo esporremo così come lo abbiamo ideato, per farvi partecipi del processo creativo che ci ha accompagnate sino al momento in cui lo abbiamo vissuto…


Il nostro progetto di viaggio inizia a Mogoro, dove la tradizione della tessitura ha origini lontane quando, fin da bambine, il tempo delle donne era scandito dal battere energico del telaio e, trama dopo trama, il capolavoro cresceva con esse; loro che respiravano le antiche atmosfere del saper fare artigiano, forse ignare del proprio destino: sarebbero diventate Janas e avrebbero custodito un’antica e preziosa conoscenza.

Noi, che siamo nate a Mogoro, di questa eredità ci sentiamo figlie – seppure senza dote – e a questa potente tradizione ci siamo volute riconnettere, attraverso l’ideazione di un percorso sensoriale dedicato al tatto. Così apriamo la cartina della Sardegna e, dopo aver ricercato materiale che potesse ispirarci (fondamentale il documentario di  Stefania Bandinu “Janas: Storie di Donne, Telai e Tesori”), abbiamo unito con un unico filo le tappe di un percorso che parla della tessitura tra credenza popolare e storie di quotidianeità, in un racconto che si perde nel tempo…

Prima tappa

Il nostro punto di partenza è il paesino di Villa Sant’Antonio, custode di un immenso tesoro archeologico; per i più necropoli prenuragiche, per noi le case delle fate che insegnarono alle donne sarde l’arte dell’intreccio, così come ci racconta Grazia Deledda in Canne al Vento: “Durante la giornata stanno nelle loro case di roccia a tesser stoffe in telai d’oro, mentre al calar del sole ballano all’ombra delle grandi macchie di filirea.”

Tra la Giara e il Monte Arci, tra profumi mediterranei e salsapariglia, si nascondono una miriade di “vuoti” nel basalto, piccole cavità nel ventre della pietra risalenti al culto ancestrale della Dea Madre: le Domus de Janas. In questi luoghi di forte magnetismo ed energia, l’associazione “Boghes” organizza dei particolari eventi di “arteologia”:  un connubio perfetto tra arte contemporanea, archeologia e simbologie archetipiche.


Performance d’arte sulla tessitura – Villa Sant’Antonio

Seconda tappa

Sulla sommità dell’altipiano Sa Struvina, sorge Mogoro, seconda destinazione di Tessitour. Ad attenderci zia Gioconda, con tutta l’emozione di sentirsi al centro della nostra curiosità e gli occhi vividi di ricordi di gioventù, nel tempo in cui ognuna possedeva un telaio in casa e tesseva il proprio corredo: sacchi per il grano e bettuas (tascapane) erano le prime creazioni, oggetti di uso quotidiano nell’economia ciclica di una comunità prevalentemente contadina e di pastorizia. Solo alla vigilia del matrimonio, dopo la fatica di vedere arginata a lungo la propria creatività, le donne potevano esprimere tutto il loro estro con il manufatto che tuttora rappresenta l’eccellenza di questo centro della Marmilla: l’arazzo, una commistione di disegni ispirati alla simbologia della prosperità e colori sgargianti. Fiori, cornucopie, fontane e unicorni…gli stessi che ritroviamo oggi nel laboratorio artigianale della cooperativa “Su Trobasciu”. Wilda Scanu la conosciamo bene, direttrice di questa orchestra di donne e telai che tramanda la tradizione pur non dimenticando il futuro, collaborando in maniera sinergica ed innovativa con designer ed artisti, con uno sguardo visionario sempre rivolto al divenire. Nell’incessante lavorio che giorno dopo giorno anima l’ex centro I.S.O.L.A., è possibile vivere l’esperienza di imparare i gesti sapienti che regolano l’incontro della trama con l’ordito e toccare con mano la paziente tenacia che si cela dietro questo mestiere, che è in realtà una scelta di vita.


Laboratorio esperienziale di intreccio a telaio – Mogoro

Terza tappa

Terzo giorno, terza meta…ci lasciamo alle spalle le sinuose colline della Marmilla e ci perdiamo tra i tornanti che conducono nel villaggio in cui l’acqua non cessa mai di scorrere al suono di uno scroscio perenne: è Sadali, verde e umida, quasi incantata.

Facile perdersi tra le meraviglie de Su Paradisu Abbau (il paradiso dell’acqua)! Più difficile, invece, non farsi suggestionare dalle particolari atmosfere de “Le Case del Folletto”, il nostro B&B preferito tra i vicoli del centro storico (singolari racconti e fantastiche colazioni da Daniela Vargiu…ma non vi sveliamo nulla di più!).

Nel paese dai molteplici scenari fluidi – conosciutissima la cascata di San Valentino – sospesi in una dimensione spazio-temporale-Altra, la giovane cooperativa “Le 3 fate”, ha dato vita a dei percorsi davvero magici.


Grotta Is Janas – Sadali

La grotta de Is Janas, lunga circa 240 metri, racchiude dentro di sé un enorme tesoro naturalistico. Qui, lo scorrere millenario dell’acqua (è sempre lei la protagonista di questi luoghi!), ha creato e continua a creare, goccia dopo goccia, ambienti da favola, decorati con meravigliose stalattiti, colate marmoree e drappeggi… Ma c’è di più. Una leggenda racconta che in questo luogo tre dispettose Janas vissero e morirono: pietrificate da una punizione divina per aver ingannato un frate, furono tramutate nelle tre imponenti stalagmiti che si innalzano maestose al centro della sala principale. Proseguendo per il Sentiero delle fate, tra boschi di leccio e cavità rocciose, si giunge alla cascata di Su Stampu e Su Turnu: un imponente monumento naturale di 16 metri che sgorga a getto su una piccola caverna, un vero capolavoro di madre Natura dove, si dice, le tre fate venissero a refrigerarsi.

A mezz’aria, scorgiamo un filo rosso correre tra i tronchi secolari della foresta: congiunge due paesi, due grotte, due leggende… Lo seguiamo e ci ritroviamo catapultate a Seulo sotto la volta naturale di un’altra particolarissima cavità carsica, conosciuta come Domus de Janas, parte integrante dell’Ecomuseo dell’Alto Flumendosa.


Filo rosso che unisce Sadali e Seulo

Quarta tappa

Seguendo il filo immaginario di questo viaggio, che prende ormai le sembianze di un incantevole tessuto fitto di luoghi, relazioni e incontri, attraverso i tacchi calcarei d’Ogliastra, giungiamo a Ulassai, il paese della grande artista contemporanea Maria Lai.

Ogni angolo di queste stradine è espressione e memoria del suo eterno genio: lo è la Stazione dell’Arte che custodisce tante delle sue opere, ad esempio il Dio Distratto, racconto primordiale tessuto in un libro, un inno alle Janas e alla bellezza del lavoro manuale delle donne; lo è la cooperativa di tessitrici Su Marmuri,cinque donne che da oltre trent’anni affiancano al repertorio decorativo tipico dell’artigianato della Sardegna nuovi motivi sviluppati in collaborazione con lei, come le celebri Capre Cucite; lo è, soprattutto, l’intero paese, museo a cielo aperto: il suggestivo lavatoio comunale, opera a più mani, con la fontana sonora di Nivola e il telaio-soffitto, la Scarpata, la Casa delle Inquietudini, il Muro del Groviglio e tanto, tanto altro ancora…un luogo che traspira e si nutre della sua arte…

A lei che, con la sua opera collettiva Legarsi alla Montagna, aveva unito attraverso un nastro celeste un intero borgo e i suoi abitanti, ci siamo ispirate per unire, in un unico racconto a più voci – tramutato poi nel viaggio sensoriale del tattopaesi, storie e persone lontane…


Il lavatoio comunale – Ulassai

 


Cooperativa Su Marmuri – Ulassai

 

Scritto da: APS Mariposas de Sardinia
Foto: LifeStills Collective

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