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P’Assaggiando, il viaggio del gusto – Ultima tappa: Cantina Lilliu di Ussaramanna

È l’ultimo giorno del nostro itinerario del gusto…

La mattina ci raggiunge un gruppo di ragazzi sordi. Mi spiegano che è proprio così che vogliono essere chiamati. Si sa che quando uno dei sensi è limitato, gli altri tendono a svilupparsi e per questo sono compagni di viaggio perfetti per un itinerario sensoriale. Raggiungiamo assieme una distesa di filari di vite nei campi di Ussaramanna. I nostri nuovi compagni di viaggio descrivono col linguaggio dei segni la meraviglia che provano davanti a questa bellezza. Ma basta guardare i loro occhi per capire che sono meravigliati.

Le foglie ancora attaccate virano dal giallo al rosso e, davanti ai nostri occhi, si dispiega una distesa ordinata di incredibile bellezza…

Sono le viti della Cantina Lilliu….

Filari di viti- Cantina Lilliu

 Pietro, il proprietario, affonda le sue mani sulla terra e ce la porge in modo che possiamo sentire il profumo. Sembra quello del muschio del sottobosco. Come è possibile? Ce lo racconta con una voce calma mentre camminiamo. Sembra che i ritmi della natura abbiano forgiato il suo modo d’essere.

Questo profumo è frutto dell’amore che lui e sua moglie hanno per questa terra. <<Possiamo scegliere se forzare la natura perché produca il più possibile, oppure se collaborare con le piante – racconta – Ogni filo d’erba ha uno scambio con la terra e ad ogni filo d’erba prestiamo attenzione. Nutriamo le piante solo con prodotti naturali. Se usi la tua mano solo per prendere non c’è equilibrio. La terra ci da i suoi frutti, allora dobbiamo restituire pari valore. Se coltiviamo pensando che le piante servano solo per darci quello che ci serve, sbagliamo. Dobbiamo chiederci anche cosa vuole la pianta>>.

 Terra fertile di Marmilla…

Il suo approccio filosofico e rispettoso della terra ha trovato il modo di esprimersi attraverso la coltivazione tendenzialmente sinergica. <<La pianta vuole preservare la specie. Se la aiutiamo, in questo avremo un’uva più dolce>>. Il lavoro di questo giovane agricoltore che non si sovrappone alla natura, ma la asseconda, agevolandola come una sua alleata e non come qualcosa da sfruttare, produce i suoi frutti.

Assaggiamo i suoi vini dentro la cantina mentre gustiamo formaggi, salumi e simbua fritta, una pietanza della tradizione contadina a base di semola, olio, pomodoro e salsiccia. Anche i nomi scelti per le etichette, decorate come i monogrammi degli amanuensi benedettini, sono frutto di ragionamento e amore per il territorio. Assaggiamo “Prexiu”, gioia, “Diciosu”, fortunato, e “Pantumas”, fantasmi, nome dato dallo scrittore Salvatore Niffoi a questo singolare cannonau vinificato in bianco. I tappi sono di un polimero di canna da zucchero biodegradabile che evita che il vino possa cambiare sapore a causa del sughero.

Brindisi con “Pantumas”- Cantina Lilliu

Mentre Pietro ci racconta la storia della sua azienda, ci raggiunge il padre e, appena inizia a parlare, si fa silenzio. Ascoltare quest’uomo di rara saggezza è stata forse la cosa più bella di tutto il nostro viaggio.

<<Coltivare è vedere un mistero che è nascosto in terra che diventa colore, profumo e sapore>>,

ci racconta dentro la sua cucina bianca. In ogni parola che pronuncia risuona tutto l’equilibrio interiore di un uomo che ha vissuto a stretto contatto con la natura e con i suoi cicli. Attraverso i suoi racconti, prende per mano la nostra immaginazione e la porta nel suo passato da agricoltore, accanto a covoni di grano dove le spighe venivano raccolte con armonia estetica e ogni gesto era scandito da un ritmo ordinato. Le donne si riunivano in sa moba, spazi rotondi, e anche il legare un sacco per i cereali diventata un rituale che esprimeva grazia e bellezza.

<<Siamo uniti al tutto e noi siamo come antenne pronte a percepire. L’amore è il filo che unisce ogni cosa. Se quello che sentiamo diventa pensiero, dobbiamo crederci e seguirlo>>. Così è successo a suo figlio Pietro che un giorno, guardando quella terra, sentì che lì doveva creare l’azienda, al di là di qualunque difficoltà gli si stessero presentando. <<Se dentro di te senti forte che è la tua strada, seguila>>, gli suggerì Michele. E la vita gli ha dato ragione. Sulla parete della sua cucina non a caso è appesa una citazione di Albert Einstein. “Chi dice che è impossibile non dovrebbe disturbare chi lo sta facendo”.

Salutiamo quest’uomo che ha nutrito la nostra anima e torniamo a casa con un bagaglio di emozioni e una nuova certezza. Il vero viaggio è quello che porta a incamminarti anche verso sentieri interiori…

 

 

Scritto da: Cristina Muntoni
Foto di: Cristina Muntoni                     

 

 

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