SensiTour

Tessitour: diario di viaggio di Cristina Muntoni

Ho viaggiato sino al cuore della Sardegna per scoprirne l’anima autentica…

Ho lasciato la strada veloce verso destinazioni conosciute e sono entrata in vicoli e sentieri sinché ho trovato il volto vero, arcaico e profondo dell’Isola. L’ho trovato lì, dove natura, leggende e tradizioni si intrecciano come trama e ordito in un telaio magico che tesse atmosfere fuori dal tempo. Ho camminato in paesi di pietra abitati dagli spiriti della montagna e attraversati dall’acqua e dal bosco. Sono entrata nelle case di roccia delle Janas, leggendarie fate tessitrici di stoffe magiche che custodivano i loro tesori con potenti sortilegi. Nelle case di vecchi borghi ho incontrato le loro eredi che mi hanno protetto con incantesimi insegnandomi a tessere su antichi telai. Quando anch’io sono diventata Jana, mi hanno fatto trovare un telaio in mezzo al bosco e ho tessuto lì, tra gli alberi e grotte abitate da mostri e fate.

Seulo-Telaio nel bosco

Sembra un sogno o una favola, invece è quello che ho realmente vissuto con SensiTour…

Un progetto di promozione della Sardegna meno conosciuta, lontana dalla visione distratta del turismo di massa e dai suoi ritmi troppo rapidi e chiassosi per potersi lasciare immergere nella magia. I territori coinvolti sono quelli ad alto tasso di spopolamento e suggestione del cuore dell’Isola, tra Marmilla, Barbagia e Ogliastra. Luoghi che sono osservati distrattamente persino dagli stessi abitanti che, spesso inconsapevoli dello straordinario potenziale inespresso, li vedono come una terra senza futuro e continuano ad abbandonarla assieme alla speranza. Il progetto è nato infatti, non solo per far conoscere il fascino di questi territori ai viaggiatori, ma anche agli stessi abitanti, in modo che colgano le opportunità che un turismo consapevole può offrire a una terra così ricca di fascino.

Le ragazze dell’associazione Mariposas de Sardinia – che hanno ideato il progetto realizzato col sostegno della Fondazione di Sardegna, dei Comuni coinvolti e di alcune realtà locali – hanno pensato di far conoscere questi territori attraversandoli con percorsi tematici ispirati ai cinque sensi. Hanno progettato quattro itinerari sensoriali che, in compagnia di cantastorie locali, attraversano boschi incantati, grotte misteriose, stradine di pietra di vecchi borghi, le case di anziane signore che conservano antiche tradizioni e arti magiche sino a luoghi di culto preistorici che risalgono a quando Dio era femmina.  L’unicità di questi territori viene poi svelata sui canali del web attraverso video e racconti sui social e foto che saranno esposte l’estate prossima in una mostra itinerante, interattiva e multimediale.

Il primo dei quattro percorsi del progetto è dedicato al tatto e a una delle arti tradizionali legata a questa percezione sensoriale: la tessitura. Nel cuore della Sardegna, tessere non è solo un mestiere artigianale, è un gesto avvolto nella magia che riporta ad antiche leggende. Si dice che siano state le Janas ad insegnarlo alle donne. E per inseguire le tracce di queste piccole fate della mitologia sarda, parto da Cagliari con la stessa curiosità con cui andrei ad esplorare un continente sconosciuto, pur trattandosi della mia stessa terra.

Prima Tappa – Villa Sant’Antonio

L’appuntamento col team del progetto è Villa Sant’Antonio, un piccolo borgo dove ci accoglie il presidente di Boghes, un’associazione che valorizza il territorio con performance artistiche immerse nella natura e nei siti archeologici. Prima di portarci alle Domus de Janas (che sono case delle fate secondo la mitologia, necropoli pre-nuragiche secondo la storia), Roberto Saccu ci conduce all’ingresso del bosco. In mezzo al suono dei nostri passi su un tappeto di foglie di querce, iniziamo a sentire una musica lontana di campane tibetane e shruti box. Sentirla in mezzo al bosco è un’esperienza surreale. In lontananza, tra le fronde scorgiamo alcune figure che si muovono piano tra le lame di luce che filtrano dalle foglie. Sono gli artisti e le artiste di Boghes che, al suono di antichi strumenti, usano gli alberi come un gigantesco telaio, intessendo, con fili di lana colorata, quello che il contesto ispira la loro immaginazione.

È come una danza magica. Una di loro, mentre continua a tessere, inizia a raccontarci la storia di quello che andremo a vedere. “Siamo in un posto sacro – sussurra Ilaria Marongiu – La chiamiamo Valle dei Menhir ed è qui che gli antichi popoli hanno costruito Domus de Janas ed eretto enormi massi allungati per unire la terra al cielo in un’opera che esprime assieme il maschile e il femminile. Era un tempo in cui si viveva in armonia”. Percorriamo un lungo sentiero di pietra e le Domus de Janas di Is Forrus ci appaiono all’improvviso immerse in un anfiteatro naturale di pietra vulcanica. Attraversandolo si percepisce tutta la sacralità che nel Neolitico portò gli abitanti della zona a scavare questa necropoli. Entrare nelle piccole grotte buie riempie di terrore e fascino ma, una volta dentro, ci si sente come in un ventre materno.

Le Janas, come le antiche dee, ammirate e temute, univano in sé la forza della vita e della morte, come nel ciclo della natura.È ormai il calato il Sole quando arriviamo all’ultimo spettacolare gruppo di necropoli. La Luna piena illumina la Domus de Janas Genna Salixi che ci appare come una grande astronave di pietra poggiata sul terreno.

Seconda Tappa – Mogoro

Ammutoliti dalla meraviglia, percorriamo in silenzio il tragitto che ci porta a Mogoro, il paese dove dormiremo. Qui la tessitura al telaio manuale è ancora una tradizione molto sentita e la mattina dopo, mentre il paese si sveglia al suono delle campane, andiamo a trovare le moderne Janas della Cooperativa tessile Su Trobasciu. Wilda Scanu ci apre le porte del suo regno di fili colorati.

Mentre racconta la storia della cooperativa femminile che ora presiede, mi fa il regalo più grande che potessi desiderare. Mi invita a sedermi al telaio di legno e mi insegna a tessere. Imparo una gestualità ritmica che mi affascina e, sapere che si tramanda da millenni, riempie ogni gesto di un’emozione che non sospettavo. Il filo ruvido di orbace grigia inizia a intrecciarsi col filo di lino chiaro e, pian piano, ad ogni gesto delle mie mani, vedo nascere il tessuto delle bisacce dei pastori.

Avermi condiviso questo sapere nato nel Neolitico che si tramanda da madre in figlia mi fa sentire depositaria di un tesoro immateriale preziosissimo che custodirò per sempre. Sono sarda, eppure non mi sono mai sentita parte di questa terra come in questo momento.

Terza Tappa – Sadali e Seulo 

Il giorno dopo torniamo sulle tracce delle Janas ed entriamo nel fitto bosco di lecci dell’Ecomuseo delle acque della Barbagia di Sadali. Un filo di lana rosso legato ad alberi e rocce segna il nostro tragitto lungo il Sentiero delle Fate. Tra i muschi del sottobosco e grotte abitate da mostri a difesa di tesori, arriviamo alle Grotte Is Janas dove, secondo la leggenda, tre fate sarebbero state pietrificate dopo aver impiccato un frate che le aveva minacciate di scomunica. In effetti, tra stalagmiti che sembrano trasformare la grotta in una chiesa gotica, ce ne sono tre che sembrano figure umane e, all’ingresso, una grossa stalattite si dice sia proprio il frate appeso, coperto da secoli di gocce calcaree.

Continuando sul sentiero tra corbezzoli e lentischio, all’improvviso troviamo un telaio che sembra messo lì a posta per completare il sogno di una jana. Tessere in mezzo al bosco è un gesto fatato e se non avessi delle foto, sono certa che penserei di averlo sognato.Così come un sogno ci appare Sadali, un borgo attraversato dal bosco e da corsi d’acqua che sembra disegnato da un illustratore di favole. Dormiamo in una bella casa di pietre, di cui la proprietaria ci avvisa che potremmo assistere a strani fenomeni perché è abitata dagli spiriti del bosco.

Quarta Tappa – Ulassai

La notte passa quasi indenne dalla paura e partiamo per Ulassai, in Ogliastra, dove trascorreremo l’ultima giornata in memoria della jana d’eccellenza, Maria Lai, la più grande artista sarda che amava usare fili e stoffe per le sue opere.

Un giorno, con un nastro azzurro legò alla montagna tutto il suo paese, facendo passare 26 km di stoffa di mano in mano. In un luogo dominato da vendette e in cui le offese si lavavano col sangue, tutti assecondarono il desiderio della jana. Il nastro passò di mano in mano al di sopra dell’odio e delle incomprensioni. Realizzando un’opera pubblica che ha segnato la storia dell’arte italiana, Maria Lai dimostrò che, come quando si tesse trama e ordito in un arazzo, anche tra umani, quando si incrociano esistenze che sembrano opposte, possono nascere cose meravigliose.

 

Da Natural Style, Marzo 2018, pp. 144/148, Cairo edizioni, autrice Cristina Mutoni.

 

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