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I Volti del Monte Arci tra olfatto e udito-Seconda puntata: Morgongiori e Masullas

Continua il racconto di viaggio di Cristina alla scoperta del Monte Arci: questo gigantesco essere vivente che risuona, respira, insegna e meraviglia…

Morgongiori: note musicali e leggende nella bocca del vulcano

È ancora buio quando ci svegliamo. Oggi inizieremo la giornata con un’esperienza sonora e visiva che resterà indelebile per sempre nei nostri ricordi. Raggiungiamo il punto più alto del Monte Arci, nella zona che si ritiene corrisponda alla bocca del vulcano addormentato. Qui assisteremo a uno spettacolo sbalorditivo.

Quando arriviamo, fa freddo. Ci avvolgiamo nelle coperte e ci sediamo sulle rocce ad aspettare. Mentre il cielo comincia a schiarirsi, davanti ai nostri occhi si apre un panorama sterminato che attraversa i boschi e arriva sino al mare. Una nebbia leggera offusca l’orizzonte dove cielo e terra sembrano uniti senza soluzione di continuità. Pima ancora che il Sole faccia capolino, lievi e delicate, si spargono nella valle le note della fisarmonica di Simone Grussu.

Simone Grussu-performance musicale all’alba

Il musicista che ci ha accolto ha composto un brano per noi, pensando a questo risveglio e al fatto che la sua musica avrebbe fatto suonare il monte, in mezzo al canto degli uccelli. Questo dono immateriale che ascolto seduta sulla cima rocciosa, mi fa sentire un senso di completa gratitudine per tutta l’enorme bellezza che sto vivendo. Guardo le mie compagne di viaggio e credo di scorgere nei loro occhi che la sensazione che provo sia anche la loro. Siamo letteralmente in estasi.

Potremmo rimanere ore intere ad ascoltarlo. Ma ci aspettano nuove sorprese. I nostri cantastorie di oggi sono Paola Onnis, Francesca Turno e Samuele Casula del Ceas (Centro educazione ambientale alla sostenibilità) del Monte Arci e ci accompagnano sulla Trebina Longa che, con i suoi 812 metri, è proprio il punto più alto del monte ed è il neck del vulcano spento.

Trebina Longa

Paola ci racconta di come questo spuntone roccioso sia teatro di una leggenda molto diffusa nella zona. Talmente diffusa che per chi abita in questi territori non è chiaro se la protagonista sia totalmente frutto di immaginazione o sia esistita veramente. Luxia Arrabbiosa un giorno perse sue figlie. Le cercava ovunque, sinché, passando vicino a Sa Trebina Longa, senti il loro canto riecheggiare dall’interno della roccia assieme al rumore di telai. Quando si avvicinava chiamandole, tuttavia, i rumori si interrompevano, impedendole di capire da dove arrivassero esattamente. Un fauno che la osservava da lontano, restò affascinato dalla donna e tentò di violentarla. Lei si difese uccidendolo con un attizzatoio che poi lanciò nel vuoto. Quando toccò terra si pietrificò trasformandosi in un menhir che si trova alla base del neck. Questa donna temuta e venerata, mi ricorda la Dea Demetra che cerca la figlia Proserpina al centro della Terra. E, in effetti, il neck è la lava raffreddata e indurita che arriva dal centro della Terra. Senza questi racconti che, tra scienza e leggende, ci spiegano cosa abbiamo davanti, Sa Perda Longa sarebbe solo un cumulo roccioso ai nostri occhi. Il potere evocativo del racconto ci mostra invece quanto, con la conoscenza, si possa vedere oltre l’apparenza.

Masullas: alla scoperta delle origini geologiche della nostra terra

Il Sole è ormai alto quando ci dirigiamo verso le pendici del Monte Arci per raggiungere il Parco dell’ossidiana Conca ‘e Cannas di Masullas. Il suono dell’acqua del Rio Cannas che scorre sul basalto ci accompagna lungo il sentiero. La bassa temperatura della mattina è un ricordo lontano. La forma concava di questo giacimento di ossidiana e perlite, riconosciuto dall’Unesco come Patrimonio dell’Umanità, lo protegge dal vento e lo rende caldissimo.Percorriamo il sentiero con una temperatura estiva e, tra il ronzio delle api e il crepitio dei nostri passi sui frammenti di ossidiana, arriviamo alla nostra meta.

Giacimento di Ossidiana “Conca e Cannas”

Davanti ai nostri occhi si apre una parete di perlite e una miriade di pezzi di vetro vulcanico che si presenta in schegge allungate, come punteruoli neri e brillanti. Ci fermiamo ad osservarle da vicino, su una passerella di legno. Francesca Ghiani, della Cooperativa Il Chiostro, ci accompagna nel luogo in cui capiremo meglio il valore e la ricchezza di questo patrimonio geologico.

Geo Museo Monte Arci

Andiamo a Masullas ed entriamo nel seicentesco convento dei Frati Cappuccini dove è stato allestito il Geomuseo Monte Arci, dedicato a Stefano Incani. Al suo interno ci aspetta un tesoro. Tutti i campioni dei minerali formati sul Monte Arci da 20 milioni di anni fa. Il diaspro con tutte le sfumature di verde, il quarzo brillante, l’agata bandata con le sue ipnotiche striature bianche e viola, la calcite con forme di prismi esagonali, romanechiti con infiorescenze che sembrano fossili di piante. I video ci raccontano della formazione geologica della Sardegna e una lastra di fossili del Miocene Inferiore ci mostra ricci, pesci e molluschi di 15 milioni di anni fa. Il nostro viaggio nel tempo si conclude con i denti di uno squalo di dimensioni impressionanti trovati a Masullas.

In silenzio usciamo dal Monte Arci cariche di un bagaglio emozionale che ci ammutolisce. Sulla strada del rientro mi giro ad osservarlo. Solo ora, mentre la macchina continua ad allontanarsi e lui diventa sempre più piccolo, mi rendo conto che non potrò mai più vederlo come prima. È come una persona che mi ha incantato col suo profumo e col suono della sua voce raccontandomi storie che non potrò più dimenticare.

 

Scritto da Cristina Muntoni

Foto di Cristina Muntoni e Mariposas de Sardinia

 

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